Osservazioni preliminari
Il termine augurcontiene in sé l’idea della vitalità e della forza. Il ruolo dell’augure non era solo quello di garantire il successo di un’impresa ma anche di conferire e assegnare il potere divino: gli dei concedevano questa “forza mistica”, che si poteva percepire nella fondazione di una città o nelle cerimonie di inaugurazione. Nella rappresentazione di Cicerone gli àuguri urbemque et agros et templa liberata et effata habento(De Legibus, II, 21) e questo era anche il loro “compito” all’interno dello stato romano: potevano procedere alla inauguratio di un templum e alla liberatioed effatiodella urbs, se incaricati da un magistrato competente.
Con il passare del tempo questa forma di “potere” era venuta meno; si occupavano invece di osservare e interpretare i signamandati dagli dei, spesso anche attraverso l’osservazione del volo degli uccelli (auspicium).
Gli augures erano organizzati in un collegium, che sotto Cesarearrivò a contare sedici membri. La fondazione di questo collegium risaliva al rex augur Romolo, come dichiara Cicerone nel De Divinatione, I, 107:
Atque ille Romuli auguratus pastoralis, non urbanus fuit, nec fictus ad opiniones imperitorum, sed a certis acceptus et posteris traditus.
“E quell'augurio ottenuto da Romolo fu un augurio da pastore, non da esperto cittadino, non inventato per dar soddisfazione alle credenze degli ignoranti, ma ricevuto da persone fededegne e tramandato ai posteri” (Trad. it. S. Timpanaro).
In seguito a quell’auspicium “gli era assicurato il seggio regale e il territorio”. Dopo Romolo l’augur è invece separato, nel suo ruolo pubblico, dall’autorità e subordinato ad essa: solo Romolo era stato indicato come rex augur.
La dottrina degli augures era strettamente connessa alla sfera istituzionale sin dalle sue origini, come si legge nel De Republica, II, 9, 15-16 di Cicerone:
Tum, id quo retinemus hodie magna cum salute rei publicae, auspiciis plurimum obsecutus est Romulus. Nam et ipse, quod principium rei publicae fuit, urbem condidit auspicato et omnibus publicis rebus instituendis, qui sibi essent in auspiciis, ex singulis tribubus singulos cooptavit augures […].
“Allora Romolo seguì con molto scrupolo gli auspici, costume che manteniamo ancora oggi con grande vantaggio per la salvezza dello Stato. E infatti egli stesso - e questa fu l'origine della nostra Repubblica - fondò la città dopo aver preso gli auspici, e nel dare inizio a tutti eli atti politici si scelse, perché lo «assistessero» mentre interpretava i presagi, un augure da ciascuna tribù […]” (Trad. it. F. Nenci).
Al re Numa Pompilio è poi da attribuirsi l’organizzazione sacrale vera e propria, come si legge nella testimonianza di Tito Livio, Ab Urbe condita, IV, 4, 2:
[…] pontifices, augures Romulo regnante nulli erant; ab Numa Pompilio creati sunt.
“[…] sotto il regno di Romolo non c’erano pontefici né auguri; furono creati da Numa Pompilio” (Trad. it. L. Perelli).