Teras

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    Authors: Lucia_Maglianesi (2024-02-15: written contents); Lucia_Maglianesi (2024-02-15: encoded in XML)

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    Con il lemma τέρας ci si riferisce ad un fenomeno o un oggetto prodigioso, un segno divino portatore di significato, un portento o un omen. Più genericamente può assumere il significato di "meraviglia, prodigio, miracolo" per indicare un fenomeno o un soggetto che determinano stupore e ammirazione, al contempo timore riverenziale. Allargando il significato ad un campo più generico, esso può assumere il valore di mostro, associato ad un individuo o ad una creatura dal carattere straordinario. I significati più comuni con cui si è soliti riferirsi al τέρας riguardano il verificarsi di fenomeni terrestri come terremoti, eruttazioni vulcaniche, esondazioni, e fenomeni celesti come bagliori improvvisi, stelle cadenti, eclissi lunari e solari, arcobaleni.

    Le prime attestazioni risalgono al periodo arcaico. Tra di esse, abbiamo IliadeII, 324:

    ‘τίπτ’ ἄνεω ἐγένεσθε, κάρη κομόωντες Ἀχαιοί;/ἡμῖν μὲν τόδ’ ἔφηνε τέρας μέγα μητίετα Ζεύς, / ὄψιμον ὀψιτέλεστον, ὅο κλέος οὔ ποτ’ ὀλεῖται..

    Il termine τέρας si riferisce al segno di cui poco prima si sta parlando, ovvero il fulmine di Zeus comparso in Aulide, al principio della guerra. Il fulmine è un segno fatidico con cui si annuncia la vittoria achea e si esorta ad interrompere la stasi finora promossa. L’immagine del τέρας si accompagna alla visione di un evento simultaneo ad una cerimonia religiosa: dei cuccioli vengono divorati da una creatura mostruosa apparsa accanto all’altare dell’indovino Calcante, il quale stava compiendo un sacrificio propiziatorio. L'immagine appare enigmatica ed esige di essere interpretata. Tale ruolo spetta alla figura del μάντις, l’esperto di un sapere esclusivo e specialistico, che è quello dell’arte divinatoria. Il τέρας ha, dunque, la funzione di segno divino con funzione previsionale.

    Una seconda attestazione molto famosa di τέρας riguarda invece IliadeXII, 200 ff.:

    Τρῶες δ’ ἐρρίγησαν, ὅπως ἴδον αἰόλον ὄπφιν/ κείμενον ἐν μέσσοισι, Διὸς τέρας αἰγιόχοιο./δὴ τότε Πουλυδάμας θρασὺν Ἕκτορα εἶπε παραστάς·.

    In questo caso un’aquila afferra un serpente con il becco. Per difendersi dal rapace, quest’ultimo contorcendosi le morde il petto. Il τέρας sta ad indicare il segno divino rappresentato dall’immagine misteriosa: apparendo enigmatica essa necessita di essere interpretata. Ancora una volta si tratta di un messaggio inviato dal divino che deve essere letto e interpretato da una figura di riferimento, in questo caso l’indovino Polidamante. Possiamo dunque affermare che il τέρας è inscindibile dalla divinità di riferimento che lo invia. Esso è un elemento portatore di significato religioso che può assumere un valore previsionale e che si sottopone all'interpretazione dell'operatore religioso. In entrambi i casi, il τέρας preannuncia gli esiti della guerra. Tendenzialmente investono la dimensione pubblica, comunicando previsioni che interessano le dinamiche della società.

    Sono attestati anche casi in cui ci si può riferire all’eccezionalità di un individuo o a connotati straordinari che possono investire un soggetto specifico. In IliadeV, 742 si legge:

    ἐν δέ τε Γοργείη κεφαλὴ δεινοῖο πελώρου/δεινή τε σμερδνή τε, Διὸς τέρας αἰγιόχοιο.

    Qui il τέραςassume il significato concreto di mostro, infatti si riferisce alla testa della Gorgone scolpita sull’egida di Atena. La sua funzione è quella di intimidire l’avversario attraverso l'elemento perturbante, il τέρας appunto. Nonostante assuma un senso più concreto, materiale, il τέρας conserva il significato di base del segno divino e della sua capacità di stimolare una reazione emotiva forte: lo stupore perturbante, la paura suscitata dalla straordinarietà del fenomeno e al contempo l’ammirazione ed il timore riverenziale. In questo caso il τέρας è rappresentato sia dal mostro della Gorgone sia dal significato che esso sta a significare.

    Nel τέρας coesistono le qualità sacrali del tremendum e fascinans in quanto si scatena una reazione di terrore o sbigottimento dovuta al contatto tra il sacro e il mondano.

    Vi sono però attestazioni in cui esso assume dei tratti positivi. In OdisseaXXI, 415:

    γήθησέν τ’ ἄρ’ ἔπειτα πολύτλας δῖος Ὀδυσσεύς, /ὅττι ῥά οἱ τέρας ἧκε Κρόνου πάϊς ἀγκυλομήτεω./εἵλετο δ’ ὠκὺν ὀϊστόν, ὅ οἱ παρέκειτο τραπέζῃ .

    Ulisse, sotto le mentite spoglie di un mendicante, si trova ad Itaca ed attende il momento più propizio per rivelare la sua identità. Dopo essere stata indetta una gara di tiro con l’arco tra i proci per designare colui che avrebbe sposato Penelope, Odisseo chiede di poter partecipare e invoca un segno di buon auspicio dal cielo. È allora che compare il tuono di Zeus, il τέρας. Questa attestazione ci informa del fatto che il lemma non assume necessariamente un valore previsionale infausto, bensì un generico significato di segnale inviato dalla divinità allo scopo di veicolare una volontà divina.

    Avanzando nell’età classica, le attestazioni iniziano a comparire nella produzione tragica con numerose testimonianze nelle opere di Eschilo, Sofocle, Euripide. Ad esempio, nel Prometeo incatenato eschileo, 352 si legge:

    ἄντρων ἰδὼν ᾤκτιρα, δάιον τέρας, /ἑκατογκάρανον πρὸς βίαν χειρούμενον,/† Τυφῶνα θοῦρον.

    Il τέρας inizia ad assumere sempre più il significato concreto di mostro. Infatti, nell’attestazione leggiamo della creatura mitologica di Tifone, il quale impersona allegoricamente le forze vulcaniche nelle quali esso è stato confinato: in seguito al suo confinamento, si verificarono delle eruzioni vulcaniche; l'immagine rientra puntualmente nella categoria di eventi e fenomeni naturali straordinari associati al τέρας. Il lemma esalta la natura mostruosa insita negli oggetti, che non sono necessariamente divinatori ma possono suggerire la potenza straordinaria e sorprendente della natura.

    In Euripide, Ippolito, 1215 si legge:

    κῦμʼ ἐξέθηκε ταῦρον, ἄγριον τέρας·/οὗ πᾶσα μὲν χθὼν φθέγματος πληρουμένη /φρικῶδες ἀντεφ.

    Mentre Ippolito sta lasciando la città su un carro insieme ai suoi compagni, l’anatema mortale lanciato da Teseo contro Ippolito in seguito alla morte della moglie si materializza: un toro mostruoso esce dal mare e fa imbizzarrire i cavalli, che fanno scaraventare il carro contro alcune rocce. Di nuovo, il τέρας assume il significato concreto di mostro. Sta ad indicare la materializzazione dell’ira di Poseidone, invocata dalla maledizione di Teseo. Dunque, ancora una volta il lemma è strettamente legato alla divinità che lo manifesta. Esso resta il frutto di un’azione ben precisa messa in atto dal soggetto sacro nel contesto mondano. Assume precisamente il significato di segno infausto e intimidatorio inviato dalla divinità avversa. La funzione del τέρας è dunque evidenziare la potenza mostruosa del prodigio, senza conferirgli un valore divinatorio. La sua materializzazione in un’immagine bestiale è ciò che ricorre per tutta la produzione tragica, in misura maggiore.

    Parallelamente, per quanto riguarda la storiografia greca, in Erodoto abbiamo il numero di attestazioni più numeroso (21) del lemma τέρας; tra queste abbiamo un estratto particolarmente emblematico che raccoglie un'enumerazione di immagini associate al termine.

    In Storie, VIII, 37:

    «ἀνθρώπων οὐδενί. ὁ μὲν δὴ ἤιε Δελφῶν τοῖσι παρεοῦσι σημανέων τὸ τέρας· οἱ δὲ βάρβαροι ἐπειδὴ ἐγίνοντο ἐπειγόμενοι κατὰ τὸ ἱρὸν τῆς Προναίης Ἀθηναίης, ἐπιγίνεταί σφι τέρεα ἔτι μέζονα τοῦ πρὶν γενομένου τέρεος. θῶμα μὲν γὰρ καὶ τοῦτο κάρτα ἐστί, ὅπλα ἀρήια αὐτόματα φανῆναι ἔξω προκείμενα τοῦ νηοῦ· τὰ δὲ δὴ ἐπὶ τούτῳ δεύτερα ἐπιγενόμενα».

    In questo breve passaggio si condensa una serie di fatti straordinari che vanno dallo spostamento automatico delle inviolabili armi sacre alla comparsa di fulmini provenienti dal Parnaso durante l’avvicinamento dei barbari al tempio di Atena Pronea. In questo caso il portento non è solo un segno che compare ad annunciare, bensì assume su di sé il compito di propiziare la difesa dai nemici intervenendo direttamente nel conflitto. Il dio impedisce la penetrazione nemica. Il τέρας si associa di conseguenza ad un avvenimento inspiegabile capace di ribaltare le condizioni della storia e l’andamento della guerra

    Il τέρας non è più un semplice segno previsionale, ma è un elemento capace di condizionare e determinare gli esiti di una specifica situazione. In conclusione, il τέρας è un segno di origine divina, non necessariamente ostile o infausto, ma sicuramente capace di sovvertire l’ordine naturale delle cose e suscitare un profondo stupore, uno sbigottimento.

    Paralelamente ai significati semantici finora individuati, il τέρας può essere associato anche alla nascita di personalità significative e dotate di un certo carisma, capaci di condizionare l'esito delle vicende umane e sociali.

    In Storie, I, 59

    Ἀττικὸν κατεχόμενόν τε καὶ διεσπασμένον ἐπυνθάνετο ὁ Κροῖσος ὑπὸ Πεισιστράτου τοῦ Ἱπποκράτεος τοῦτον τὸν χρόνον τυραννεύοντος Ἀθηναίων. Ἱπποκράτεϊ γὰρ ἐόντι ἰδιώτῃ καὶ θεωρέοντι τὰ Ὀλύμπια τέρας ἐγένετο μέγα· θύσαντος γὰρ αὐτοῦ τὰ ἱρὰ οἱ λέβητες ἐπεστεῶτες καὶ κρεῶν τε ἐόντες ἔμπλεοι καὶ ὕδατος ἄνευ πυρὸς ἔζεσαν καὶ ὑπερέβαλον. Χίλων δὲ ὁ Λακεδαιμόνιος.

    Al τέρας si associa la previsione di un momento di svolta, di cambiamento determinato dall’avvento della nascita di Pisistrato, soggetto fondamentale per la sorte dell’evoluzione storica. Il τέραςmantiene dunque il valore di segno divino previsionale, associato alla nascita del futuro tiranno. In questo caso, però, differentemente da quanto finora riportato, il τέρας non assume dei connotati mostruosi bensì è rappresentato da un fenomeno che esula l’ordine della legge naturale e dunque si definisce per la straordinarietà e lo stupore che suscita negli astanti. Possiamo affermare dunque che il τέρας può comparire in occasione della nascita di personalità di rilievo per annunciare il peso e il contributo nelle vicende storiche, nonchè il successo o il fallimento del suo operato sociale.

    Il τέρας in Erodoto usufruisce delle immagini specifiche e ricorrenti, ma molto numerose: con τέρας ci si può riferire ad accoppiamenti tra una donna e una capra, Storie, II, 46, 4 (δὲ ἐν τῷ νομῷ τούτῳ ἐπʼ ἐμεῦ τοῦτο τὸ τέρας· γυναικὶ τράγος ἐμίσγετο ἀναφανδόν. τοῦτο ἐς ἐπίδεξιν ἀνθρώπων), la nascita da una mula di un cucciolo ermafrodita in Storie, VII, 57, 7 (ἐγένετο δὲ καὶ ἕτερον αὐτῷ τέρας ἐόντι ἐν Σάρδισι· ἡμίονος γὰρ ἔτεκε ἡμίονον διξ), Storie, III, 153, 3 (τούτου τοῦ Μεγαβύζου παιδὶ Ζωπύρῳ ἐγένετο τέρας τόδε·), ecc. Il τέρας che asseconda fenomeni contro natura rappresenta un lato mostruoso della realtà volto alla previsione infausta di eventi avversi o catastrofici. Saper leggere e interpretare le leggi della natura permetteva di prevedere il momento in cui l’armonia universale avrebbe subito una frattura o dei cambiamenti inattesi. La manifestazione di deformità fisiche o anomalie nei processi della natura veniva dunque interpretata come una rottura dell’ordine naturale, desiderata dagli dei. La loro intromissione era volta alla comunicazione di un determinato messaggio, per lo più infausto.

    Tra le simbologie più vitali riferite al τέρας, insieme al fulmine di Zeus, troviamo il terremoto. In Storie, VI, 98, 6:

    Καὶ τοῦτο μέν κου τέρας ἀνθρώποισι/ τῶν μελλόντων ἔσεσθαι κακῶν ἔφηνε ὁ θεός· ἐπὶ γὰρ.

    L’evento tellurico distruttivo facilmente si lega al valore semantico di τέρας in quanto è inserito in un contesto volto all’anticipazione di fatti riferiti al futuro. La potenza e il terrore suscitato dal τέρας sono proporzionali alla grandezza catastrofica di ciò che consegue all’evento terrifico.

    In conclusione, nel periodo classico, possiamo notare che il significato di τέρας mantiene un preciso connotato religioso, ed è associato alla comparsa o all’apparizione di eventi, fenomeni, individui caratterizzati da una evidente mostruosità di carattere materiale e dal portato emotivamente perturbante, dotati di un potere di fascinazione nei confronti degli uomini. Precisamente, il τέρας definisce un oggetto religioso sottoposto ad un’indagine interpretativa da figure specializzate, il più delle volte legato ad un valore previsionale, la cui origine è attribuita ad un’agency divina.

    In seguito alla nascite e alla diffusione del pensiero filosofico, si assiste ad un processo di razionalizzazione di ciò che la tradizione culturale e religiosa associava al τέρας. Platone è uno dei filosofi che ha lasciato le maggiori attestazioni. Una delle più famose è Cratilo, 393-393b:

    δίκαιόν γέ τοί ἐστιν, ὡς ἐμοὶ φαίνεται, τὸν λέοντος ἔκγονον λέοντα καλεῖν καὶ τὸν ἵππου ἔκγονον ἵππον. οὔ τι λέγω ἐὰν ὥσπερ τέρας γένηται ἐξ ἵππου ἄλλο τι ἢ ἵππος, ἀλλʼ οὗ ἂν ᾖ τοῦ γένους ἔκγονον τὴν φύσιν, τοῦτο λέγω· ἐὰν βοὸς ἔκγονον φύσει ἵππος παρὰ φύσιν τέκῃ μόσχον, οὐ.

    Platone sta commentando l’uso in Omero di eventi ritenuti prodigiosi come le nascite straordinarie nel mondo animale. Dal passo si evince che Platonenega la valenza religiosa tradizionalmente associata ai tratti di mostruosità in quanto non ci sono prove che l'evento sia connaturato all'azione degli dei né si può presumere che vi si possa associare un valore previsionale. Il pensiero di Platone riflette il suo razionalismo: egli nega la natura divinatoria dell'evento e l'interpretazione religiosa che ne viene fatta.

    In Platone è attestato un ulteriore significato di τέρας. In Ippia Maggiore, 283c

    οὐδὲν μὲν οὖν τὸ παράπαν πώποτε.

    In questo caso, τέρας è usato con un linguaggio colloquiale nella formula “τέρας λέγεις καὶ θαυμαστόν”. La formula è attestata anche in Teeteto, 163d; Meno, 91b. Il significato che assume riguarda, colloquialmente, qualcosa di meraviglioso o mostruoso, privo di valore religioso.

    Successivamente troviamo le attestazioni di Aristotele nel quale il termine τέρας viene utilizzato per esprimere qualcosa di mostruoso che esula la legge di natura. Per citare un esempio, possiamo leggere nel Corpus Aristotelicum, de generatione animalium, 767b, 5:

    τινι, τὰ δ’ οὐδ’ ἀνθρώπῳ τὴν ἰδέαν ἀλλ’ ἤδη τέρατι. καὶ γὰρ ὁ/μὴ ἐοικὼς τοῖς γονεῦσιν ἤδη τρόπον τινὰ τέρας ἐστίν· παρ-/εκβέβηκε γὰρ ἡ φύσις ἐν τούτοις ἐκ τοῦ γένους τρόπον τινά.

    Nel passo si sta discutendo del funzionamento delle nascite e delle gravidanze degli animali. Spesso le anomalie della gestazione erano interpretate come segni di carattere sacro e di ispirazione divinatoria. In Aristotele, il τέρας, conserva il valore di straordinarietà extra-naturale ma perde il carattere religioso. Anche in altri passi, il τέρας viene utilizzato per esprimere ciò che trasgredisce le leggi di natura, ma non assume un significato sacrale in ottica previsionale.

    Quanto finora riportato dagli autori del passato, viene riletto da Aristotele con un filtro razionalistico e un pensiero di tipo scientifico. Il suo scopo è quello di individuare le cause alla base delle eccezioni dei fenomeni della natura e indagare ciò che esula dal criterio della norma. Anche nei Problemata non mancano esempi dell’uso di τέρας con questo valore: Problemata, 898-902:

    […] τὰ γὰρ ᾠὰ δίδυμα τίκτουσι, /τὰ δὲ τέρατα ἐκ τῶν διδύμων γίνεται, ὧν ἡ λέκιθος τῷ/ὑμένι οὐ διαιρεῖται. […] χρόνος; ἃ δὴ πολλοὶ τέρατα νομίζουσιν εἶναι. ἤδη δ’ ἔνια /λέγεται καὶ εὐθὺς γινόμενα φθέγξασθαι. ἢ ὅτι ὡς μὲν.

    Procedendo nella nostra trattazione, troviamo un fondamentale testo letterario di tradizione ebraica tradotto in greco in cui è possibile analizzare il valore del lemma di nostro interesse, la Septaginta. Il termine τέρας vieni qui utilizzato per tradurre il termine mophet. Nell’Antico Testamento il mophet non è sempre prodotto da una qualche forza straordinaria; Ezechiele 12,6-11:

    «ἐνώπιον αὐτῶν ἐπ’ ὤμων ἀναλημφθήσῃ καὶ κεκρυμμένος ἐξελεύσῃ τὸ πρόσωπόν σου συγκαλύψεις καὶ οὐ μὴ ἴδῃς τὴν γῆν διότι τέρας δέδωκά σε τῷ οἴκῳ Ισραηλ […] εἰπὸν ὅτι ἐγὼ τέρατα ποιῶ ἐν μέσῳ αὐτῆς ὃν τρόπον πεποίηκα οὕτως ἔσται αὐτοῖς ἐν μετοικεσίᾳ καὶ ἐν αἰχμαλωσίᾳ πορεύσονται».

    Il τέρας è utilizzato per esprimere il segno di Dio, rappresentato in questo caso da Ezechiele. Nella maggior parte dei casi il lemma τέρας è ordinariamente legato al Dio d’Israele, suo artefice. Generalmente esso rappresenta uno strumento di rivelazione, ovvero è un segno che annuncia l’azione divina.. Nonostante ciò, il termine τέρας presenta delle ambiguità rispetto all’uso frequente che ne è stato fatto nei testi della letteratura greca. È per questo che si predilige la coppia τέρατα/σημεῖα. In particolare essa è caratteristica del Deuteronomio. Ad esempio, in Deuteronomio, 13,2si legge:

    ἐὰν δὲ ἀναστῇ ἐν σοὶ προφήτης ἢ ἐνυπνιαζόμενος ἐνύπνιον καὶ δῷ σοι σημεῖον ἢ τέρας.

    Il prodigio è fornito di due parti: l'aspetto materiale per mezzo di cui si concretizza e ii significato di rivelazione ovvero la manifestazione di Dio per mezzo di esso.

    Per quanto riguarda la tradizione evangelica, abbiamo due forme:τέρατα καὶ σημαία e σημαία καὶ τέρατα . La seconda in particolare appare all’incirca trenta volte nei LXX, di cui 18 per le meraviglie dell’Esodo Esodo 7,3; 11,9 s; Deuteronomio 4,34; 6,22; 7,19; 11,3; 26,8; 29,3; 34,11…). Nel Nuovo Testamento il termine τέρας designa ordinariamente un evento straordinario carico di significato. Spesso viene usato per i prodigi pagani per distinguerli da quelli compiuti da Dio, σῆματα o δύναμις, ma non vi è una vera sistematizzazione che li rende esclusivi di questo significato semantico. Riportando alcune attestazioni, in Atti 2,19 si legge:

    καὶ δώσω τέρατα ἐν τῷ οὐρανῷ ἄνω καὶ σημεῖα ἐπὶ τῆς γῆς κάτω, αἷμα καὶ πῦρ καὶ ἀτμίδα καπνοῦ·.

    Il τέρας viene associato ai prodigi in cielo quali la comparsa di sangue, fuoco, nuvole di fumo, eclissi solari o lune insanguinate. Notiamo come i prodigi condividano immagini tipiche del mondo pagano ma vengano riletti alla luce del fenomeno che stanno qui descrivendo, ovvero la Pentecoste. Sono dunque segni di natura cosmica che assumono un carattere di rivelazione e annunciano la venuta del Messia.

    Un’altra attestazione interessante è 2 Corinzi 12,12:

    τὰ μὲν σημεῖα τοῦ ἀποστόλου κατειργάσθη ἐν ὑμῖν ἐν πάσῃ ⸀ὑπομονῇ, σημείοις ⸀τε καὶ τέρασιν καὶ δυνάμεσιν.

    Nel seguente passo sono distinti i tre valori associati a fenomeni extra-ordinari attribuiti alla potenza di Dio. Il valore attribuito al termine τέρας ricalca nuovamente i connotati di un fenomeno straordinario che viene ricondotto all’azione di Dio. È più di un semplice portento in quanto è veicolo di rivelazione.

    Allo stesso tempo il termine τέρας associato a σῆματα viene utilizzato per indicare genericamente quei segni e opere realizzati da Gesù e dai suoi seguaci, come miracoli di natura o taumaturgie. Nelle attestazioni non si menziona necessariamente l'episodio ad essi associati. La locuzione può avere un valore generico e comparire in occasione dei discorsi pubblici e delle predicazioni con funzione di rafforzamento del messaggio evangelico. Il significato profondo associato alla coppia di termini è legato all'annuncio della funzione di salvezza che si concretizzerà prima del compimento del tempo finale. I lemmi vanno anno dunque letti come manifestazione storica di atti di salvezza che rientrano in un progetto escatologico di più ampio respiro. (Atti 2,43; 5,12.15.16; 6,8; 8,6; 7, 13; 14, 3; 19, 11; 28, 9).

    Alla diffusione del cristianesimo e alla sistematizzazione dei testi vangelici, conseguono diverse opere di natura esegetica volte al commento e alla chiarificazione di alcuni concetti dottrinali ed ecclesiologici. Il τέρας è uno degli elementi che viene preso in esame e diviene terreno di scontro e confronto coi rappresentanti pagani.

    In Origene, in Commento a Giovanni, 13.64.450 si legge

    οἶμαι δέ τάς μέν παράδοξους καί τεραστίω δύναμαι κατ' αυτο το παράδοξον καί εκμπεμπέκος τεν συνέθειον θαυμάσιον τε καί υπ ανθρωπόν γινόμενον 'τέρατα ' ονομάζεσθ

    In questo passo, Origene prova a dare un’interpretazione del rapporto tra τέρας e σημαία alla luce dei loro accostamenti. Egli riferisce che nelle scritture non c’è un τέρας che non sia un σημαία in quanto il lemma di nostro interesse assume il significato di qualcosa che va oltre la dimensione percepibile e va interpretato alla luce della volontà divina. Questo potrebbe essere il motivo per cui il τέρας non compare mai da solo ma si accompagna a σημαία . La combinazione “ σημαία καὶ τέρατα ” non è interpretata come uno zeugma ma come un’endiadi che Origene trova (significativamente) nella versione greca dei LXX.

    Parallelamente, nel contesto della letteratura greca troviamo opere biografiche ispirate all'aretologia in cui si narrano gli eventi e le gesta miracolose di uomini dotati di potere straordinario. Una delle più discusse è la Vita di Apollonio di Tiana in cui l'autore ci fornisce un'alternativa pagana costruita sul modello cristiano degli uomini dotati di carisma. Costoro vennero denominati “uomini divini", poichè erano in grado di compiere miracoli straordinari e guarigioni incredibili. Lo scopo del τέρας in questo caso è la dimostrazione del potere spirituale e dello speciale rapporto con la divinità. A differenza delle interpretazioni giudaico-cristiane che evidenziano un irrompere del divino nella storia umana, l'elemento prodigioso viene qui interpretato come la realizzazione di un rapporto con gli dei che rimane, in potenza, aperto ad ogni essere umano. Da qui in avanti si apre una stagione di atti e miracoli compiuti da uomini investiti di un potere divino che entrano in competizione con i taumaturghi cristiani.

    La risposta cristiana non tarda a manifestarsi. Col passare del tempo, l'elemento miracoloso viene sempre più investito di una inedita valenza morale che tende a svalutare il carattere tradizionale dell'eccentricità del fenomeno in favore di uno scoraggiamento del focus posto sulla figura degli uomini divini. Il loro potere dilagava tra le masse e assumeva una declinazione prettamente propagandistica sia tra i cristiani sia tra i pagani. Di conseguenza, si tenderà a prediligere la concezione di un miracolo alla portata di tutti, realizzabile attraverso la sconfitta del peccato per mezzo di una vita virtuosa. Queste conclusioni vengono formulate dall'elite intellettuale per arrestare il fenomeno sempre più dilagante di uomini capaci di compiere miracoli e prodigi, sia tra i cristiani che tra i pagani. Il pericolo era l'eccessivo focus sul potere di un uomo o sugli effetti del potere divino piuttosto che sull'accrescimento della fede e della devozione cristiani.

    L'ultimo autore preso in esame è Eusebio di Cesarea, che nel Commentario ai Salmi, offre alcune attestazioni del termine τέρας: Commentario ai Salmi, 23, 777, 25 ff.:

    τέρας ἐκτήσαντό με. Τεράστιον γοῦν τι πρᾶγμα τοῖς […] παθεῖν τὸν ἑτέροις ζωὴν κεχαρισμένον, τέρας ἦν ἀληθῶς. Διό φησιν· «Ὡσεὶ τέρας ἐγενήθην τοῖς

    In questo passo Eusebio di Cesarea sta analizzando il Salmo 70. Qui il τέρας è il prodigio, lo straordinario, il soverchiamento delle leggi della natura. Allo stesso tempo è anche il mostruoso. L'autore recupera quel significato antico del lemma, ipotesi sostenuta dal fatto che scelga di usarlo senza il suo corrispettivoσημαία . È per questo che propone una doppia lettura in cui al potere di operare prodigi, si insinua anche il dubbio o il rischio che questa dinamica e queste nuove forme di meraviglioso possano riattivare antichi valori pagani, dunque vecchie categorie culturali. L'autore è dunque conscio del pericolo della diffusione degli "uomini divini" ed è intenzionato a suggerire un atteggiamento prudente nei loro confronti.

    Il valore semantico del nostro lemma procede nel tempo in questa ultima designazione, rimanendo relegato a quegli atti prodigiosi che ricordano vivamente il suo significato più antico. Ma la percezione di quel che esso sta a significare avrà una fortuna rivestita da una luce non prettamente positiva, di cui si evidenziano aspetti controversi e pericoli per le formulazioni e le conclusioni cristiane.

    Bibliografia

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