Morfologia
Miraculumsost., (gen. Miraculi), nome neutro della seconda declinazione. Nome derivato dall’aggettivo mirus,a,um. Il sostantivo si può presentare anche nella forma sincopata miraclum
Etimologia
Derivato dalla radice PIE *smei-ro “sorridente”, cfr. skr.Smayate “lui sorride”, a-smera- “senza sorridere”, OE smœr(e) “labbra”, ingl. Smile “sorridere”, Gr. μειδάω “io sorrido”. Secondo Vine, la forma originaria doveva essere mirum, da cui sarebbe derivato mirus. Potrebbe trattarsi di un originario nome collettivo IE *smei-ro “risata, sorriso”
Età arcaica
La prima attestazione del termine si trova in M.Porcio Catone
Dierum dictarum de consolatu suo liber II:
In questa orazione, pronunciata nel 190 a.C.,Catone si difende dalle accuse rivoltegli dai nemici Scipioni riguardo alla sua campagna nella penisola iberica, ricordando i propri meriti vero lo stato. Catone sostiene che, nonostante le imprese incredibili che hanno compiuto i suoi avversari, lui continua a diffidare di loro. Secondo il TLL, il valore qui espresso dalla parola miracula è quello di cosa che muove stupore ed ammirazione. Interessante è però qui l’associazione del termine con l’aggettivo novus che poteva avere un'accezione negativa nella lingua latina. Sembra quindi che Catone in questo passo si serva della parola miracula per descrivere negativamente le imprese compiute dai suoi avversari, probabilmente con una punta di ironia e con tono polemico.
Quamquam multa nova miracula fecere inimici mei, tamen nequeo desinere mirari eorum audaciam
“E benchè i miei avversari abbiano commesso molte stranezze, tuttavia non riesco a smettere di meravigliarmi della loro audacia e presunzione”traduzione di Paolo Cogusi e Maria Teresa Sblendorio Cogusi
Secondo il TLL, la seconda attestazione per l’età arcaica si trova in un passo frammentario delle Satire di Lucilio,citato da Nonio(fr. 14 Marx).Gli studiosi sono concordi nel mettere in relazione questa attestazione con il primo libro delle Satire, che si apre con la descrizione del concilio degli dèi sul modello omerico e dove si denuncia la progressiva corruzione dei costumi romani. Pontani ritiene che il contesto storico di riferimento possa essere l’anno 169 a.C., quando furono introdotti a Roma animali esotici per scopi ludici. Questo fatto fu sentito come indice di decadenza dei costumi romani, e venne ricordato in questi termini anche da Livio (44,18,8).Il passo viene riportato dal grammatico romano Nonio, originario della Numidia e vissuto nel quarto secolo d.C.
Lucilio, Satire, fr. 14 Marx
(1) Miracula ciet elefantas
Pontani interpreta qui miracula come apposizione predicativa riferito al elefantas. In questo caso miracula è usato per descrivere l’elefante come animale portentoso e che doveva destare meraviglia. Tuttavia dietro questo attributo relativo agli elefanti poteva anche celarsi una diffidenza verso il mondo africano o asiatico, comunque non romano, sentito come portatore di corruzione. La parola è inoltre collocata in incipit, in modo tale da conferirle maggiore enfasi
Bibliography
CUGUSI P.-CUGUSI MARIA TERESA SBLENDORIO (2001).Opere di Marco Porcio Catone,Torino 2001.Vol I.
DE VAAN,M. (2008). Etymological Dictionary of Latin and the other Italic Languages , Leiden-Boston 2008.
ERNOUT A.-MEILLET A. (2001).Dictionnaire étimologique de la langue latine, Hostoire de mots,Parigi 2001.
JORDAN H. (1860). Orationum fragmenta (in aliis scriptis seruata),Lipsia 1860. pp.33.74
MARX F.(1905).C. Lucilii Carminum Reliquiae, Lipsia 1905. Vol 1-2
PONTANI F.(2001).Materiali e discussioni per l'analisi dei testi classici, No. 47, Pisa (2001), pp. 165-170.
Etimologia
Derivato dalla radice PIE *smei-ro “sorridente”, cfr. skr.Smayate “lui sorride”, a-smera- “senza sorridere”, OE smœr(e) “labbra”, ingl. Smile “sorridere”, Gr. μειδάω “io sorrido”. Secondo Vine, la forma originaria doveva essere mirum, da cui sarebbe derivato mirus. Potrebbe trattarsi di un originario nome collettivo IE *smei-ro “risata, sorriso”
Età arcaica
La prima attestazione del termine si trova in M.Porcio Catone
Dierum dictarum de consolatu suo liber II:
In questa orazione, pronunciata nel 190 a.C.,Catone si difende dalle accuse rivoltegli dai nemici Scipioni riguardo alla sua campagna nella penisola iberica, ricordando i propri meriti vero lo stato. Catone sostiene che, nonostante le imprese incredibili che hanno compiuto i suoi avversari, lui continua a diffidare di loro. Secondo il TLL, il valore qui espresso dalla parola miracula è quello di cosa che muove stupore ed ammirazione. Interessante è però qui l’associazione del termine con l’aggettivo novus che poteva avere un'accezione negativa nella lingua latina. Sembra quindi che Catone in questo passo si serva della parola miracula per descrivere negativamente le imprese compiute dai suoi avversari, probabilmente con una punta di ironia e con tono polemico.
Quamquam multa nova miracula fecere inimici mei, tamen nequeo desinere mirari eorum audaciam
“E benchè i miei avversari abbiano commesso molte stranezze, tuttavia non riesco a smettere di meravigliarmi della loro audacia e presunzione”traduzione di Paolo Cogusi e Maria Teresa Sblendorio Cogusi
Secondo il TLL, la seconda attestazione per l’età arcaica si trova in un passo frammentario delle Satire di Lucilio,citato da Nonio(fr. 14 Marx).Gli studiosi sono concordi nel mettere in relazione questa attestazione con il primo libro delle Satire, che si apre con la descrizione del concilio degli dèi sul modello omerico e dove si denuncia la progressiva corruzione dei costumi romani. Pontani ritiene che il contesto storico di riferimento possa essere l’anno 169 a.C., quando furono introdotti a Roma animali esotici per scopi ludici. Questo fatto fu sentito come indice di decadenza dei costumi romani, e venne ricordato in questi termini anche da Livio (44,18,8).Il passo viene riportato dal grammatico romano Nonio, originario della Numidia e vissuto nel quarto secolo d.C.
Lucilio, Satire, fr. 14 Marx
(1) Miracula ciet elefantas
Pontani interpreta qui miracula come apposizione predicativa riferito al elefantas. In questo caso miracula è usato per descrivere l’elefante come animale portentoso e che doveva destare meraviglia. Tuttavia dietro questo attributo relativo agli elefanti poteva anche celarsi una diffidenza verso il mondo africano o asiatico, comunque non romano, sentito come portatore di corruzione. La parola è inoltre collocata in incipit, in modo tale da conferirle maggiore enfasi